Sfalci e potature derivanti dalla manutenzione del verde urbano potranno finalmente essere utilizzati per produrre energia. Lo ha deciso il Ministero dell’Ambiente ieri, pubblicando sul sito il parere della Direzione Generale per i Rifiuti e l’Inquinamento. Ne ha dato poi notizia il sottosegretario Silvia Velo: «Con un atto amministrativo abbiamo finalmente fatto chiarezza su una questione che, in questi anni, ha creato non poche difficoltà alle amministrazioni locali e a diverse associazioni di settore. Si tratta di un chiarimento importante, che mette ordine in una materia delicata e porterà da una parte un beneficio economico per i Comuni, dall’altra un’ulteriore crescita delle energie rinnovabili attraverso il riutilizzo dei residui».

In sostanza basterà classificarli al di fuori della normativa in materia di rifiuti, qualora rientrino nell’ambito dei criteri stabiliti per i sottoprodotti.

Il codice ambientale – si legge nella nota di chiarimento indirizzata alla Fiper, la Federazione Italiana Produttori di energia da Fonti Rinnovabili – esclude dal campo di applicazione della normativa in materia di rifiuti gli sfalci e i residui di potatura prodotti nell’ambito di un’attività agricola, quando impiegati in agricoltura o per la produzione di energia, a condizione che l’impiego non determini rischi o danni per l’ambiente e per la salute.

In precedenza era necessario dimostrare la presenza di una normativa che disciplinasse la gestione delle sostanze e dei materiali indicati dalla norma, mentre ora è sufficiente dimostrare che i residui provenienti da un’attività agricola sono costituiti da sostanze naturali non pericolose per un reimpiego nel medesimo ciclo produttivo o in un altro, agricolo o energetico, assicurando il rispetto delle norme di settore.

La Fiper combatte da anni per ottenere la possibilità di utilizzare sfalci e potature per produrre energia: in fondo si tratta di biomassa utile, ad esempio, alle centrali di teleriscaldamento. L’iter legislativo, tuttavia, ha subìto rallentamenti che lo hanno portato ad impiegare anni per giungere allo stato attuale. Lo raccontaWalter Righini, presidente della Federazione: «Da quattro anni combattiamo una battaglia sulle potature del verde urbano che fino a ieri sono state considerate un rifiuto, e come tali dovevano essere smaltite, con un costo notevole per le amministrazioni comunali. Il chiarimento del Ministero significa che questi residui da costo potranno diventare una risorsa. Invece di spendere dai 5 ai 7 euro al quintale per lo smaltimento, il Comune potrebbe recuperarne 2-3 conferendolo alle centrali di teleriscaldamento e producendo calore».