La biomassa storicamente più utilizzata per la produzione di energia è la legna, definita genericamente con il termine di biomassa forestale ed ancora oggi ampiamente utilizzata a livello familiare in quanto diffusa e di agevole impiego.

Attualmente la maggior parte degli impianti bioenergetici viene alimentata con il legno ricavato dal bosco e con residui ligno-cellulosici di varia origine come residui delle potature agrarie, delle utilizzazioni delle fustaie, della lavorazione industriale del legname e residui provenienti dagli abbattimenti e dalle potature.

Più precisamente le biomasse vegetali da destinare alla produzione di energia derivano dalle seguenti fonti:

  • Boschi d’alto fusto o fustaie bosco1che forniscono principalmente legname da opera di elevata qualità tecnologica, garantita dalla rinnovazione naturale delle piante, sia latifoglie che aghifoglie, attraverso la produzione di semi. Tale forma di governo si applica principalmente nei boschi di conifere come boschi di larice o di abete rosso. Alla produzione di energia vengono destinati gli scarti di lavorazione e i sottoprodotti degli interventi forestali.

 

  • Arboreti da legno ossia impianti di alberi, coltivati in pieno campo o in siepi e/o filari, allo scopo di ottenere in tempi relativamente brevi legno per prodotti ad alto valore aggiunto. Un esempio tipico è costituito dai pioppeti, dai quali si ottiene legname destinato alla produzione di carta, di materiali da imballaggio o di fiammiferi. In tale caso solo i residui degli interventi forestali in campo e delle successive lavorazioni vengono destinati alla produzione di energia.

 

  • Boschi cedui bosco2i quali forniscono elevati quantitativi di legna, di scarsa qualità tecnologica, che viene utilizzata prevalentemente come combustibile o per la realizzazione di manufatti di scarso pregio (paleria). Le piante si rinnovano mediante polloni, caratteristica esclusiva delle latifoglie, generando nuovi tronchi dalle ceppaie. Le nuove piante si sviluppano rapidamente garantendo intervalli di tempo tra due tagli successivi (turni di taglio) decisamente contenuti (10-20 anni).

 

  • Vegetazione di margine la quale comprende la vegetazione arborea che si sviluppa soprattutto lungo i corsi d’acqua (vegetazione ripariale) e lungo le fasce di rispetto delle strade. Tale copertura vegetale viene sottoposta periodicamente ad interventi forestali di manutenzione per motivi di sicurezza e, pertanto, può costituire un’interessante fonte di biomassa a costi contenuti da destinare alla produzione di energia.

 

  • Colture legnose agricole che comprendono le coltivazioni di piante arboree come vite, olivo e piante da frutto in genere, sottoposte annualmente ad operazioni di potatura. I residui prodotti possono essere impiegati come biomassa per la produzione di energia.

 

  • Verde urbano che comprende tutta la vegetazione arborea ed arbustiva che si concentra in un’area urbanizzata: filari alberati, aiuole, parchi pubblici e privati. La manutenzione periodica di dette aree produce notevoli quantità di residui legnosi che possono essere facilmente impiegati per la produzione di energia.

 

  • Scarti e residui delle lavorazioni sono quelli derivanti dalle prime lavorazioni del legno. Si tratta infatti di materiale non trattato chimicamente che, se non destinato ad altre lavorazioni, può essere direttamente impiegato come fonte di energia (legna a pezzi, segatura, pellets e cippato). In alcuni contesti territoriali l’alta concentrazione di industrie di lavorazione del legno ha consentito la realizzazione di grossi impianti a biomasse, che utilizzano esclusivamente tali residui.

 

  • Rifiuti legnosi ovvero i residui prodotti da processi secondari di trasformazione del legno o i residui legnosi misti ad altri rifiuti (per esempio rifiuti solidi urbani o RSU).

L’introduzione delle colture energetiche

Le prime piantagioni dedicate alla produzione di BIOMASSA sono state costituite nel nostro Paese all’inizio degli anni ’90. Da allora, a seguito delle problematiche legate ai cambiamenti climatici, che hanno portato l’Italia ad assumere impegni internazionali per la riduzione di emissione di gas serra e per l’incremento di utilizzo di energia derivante da fonti rinnovabili, sono diventate una realtà presente ed in continua crescita.

Le “coltivazioni bioenergetiche ad hoc” sono colture sia legnose che erbacee.

Le erbacee sono distinguibili in annuali come il girasole, la colza, il sorgo da fibra ed il kenaf o perenni come la canna comune od il miscanto.

Le legnose vengono selezionate per l’elevata resa della biomassa e per la capacità di ricrescita dopo il taglio (ceduazione). Ne sono un esempio i cedui tradizionali e le siepi alberate utilizzate ampiamente in passato per la produzione della legna da ardere. Inoltre la tendenza attuale delle moderne coltivazioni energetiche legnose è quella di aumentare la densità di impianto e di ridurre l’intervallo tempistico tra due successivi raccolti, si parla in questi casi di popolamenti specializzati a turno breve o Short Rotation Forestry (SRF).bosco3

Tali colture permettono di ottenere rese produttive elevate in pochi anni, con piante piccole e sottili che più si prestano alla raccolta meccanizzata.

In Italia vengono considerate importanti due tipologie di colture energetiche ossia quelle destinate alla produzione di biocombustibili liquidi in cui rientrano le colture oleaginose, le alcooligene o zuccherine e le amilacee e quelle utilizzabili come combustibile solido per la produzione di calore e/o elettricità di cui fanno parte le colture ligno-cellulosiche.

Per quanto concerne la prima tipologia, le colture più interessanti e compatibili con le condizioni climatiche, pedologiche e agronomiche italiane sono:

  • colture oleaginose quali la colza (Brassica rapus) ed il girasole (Helianthus annuus);
  • colture zuccherine come la barbabietola da zucchero (Beta vulgaris), il sorgo zuccherino (Sorghum bicolor) ed il topinambur (Helianthus tuberosus).

All’interno delle ligno-cellulosiche, tra le più studiate ed utilizzate per la produzione di elettricità e/o calore compaiono:

  • specie erbacee annuali che comprendono il sorgo da fibra (Sorghum bicolor) ed il kenaf (Hibiscus cannabinus);
  • specie erbacee perenni come il miscanto (Mischantus x gigantus), appartenente alla famiglia delle Graminaceae , la canna comune (Arundo donax), anch’essa una graminacea ed il cardo (Cynara cardunculus);
  • specie legnose perenni (SRF) quali la robinia (Robinia pseudoacacia), una leguminosa invasiva e difficilmente controllabile in Italia, la ginestra (Spartium junceus), il genere eucalipto (Eucalyptus ssp.) della famiglia delle Myrtaceae, originario dell’Australia e della Tasmania, il salice (Salix alba) della famiglia delle Salicaceae ed il genere pioppo (Populus ssp.) con le specie Populus alba, Popolus nigra, Popolus deltoides ed il Popolus x euramericana, un ibrido americano. Il miglioramento genetico di queste ultime specie è riuscito, tra l’altro, a fornire cloni sempre più produttivi.

La forma di governo con cui vengono trattate è quella a ceduo con rotazione biennale o triennale (Short Rotation Coppice o SRC). Il materiale è raccolto con macchine che provvedono anche alla triturazione portando alla formazione del cippato.

 

FONTI:

Dal bosco: legno, energia e ambiente, Provincia di Lecco

Le coltivazioni da biomassa per un’energia alternativa, Gruppo di coordinamento Italiani – Progetto ALTENER – BIOGUIDE

Immagini courtesy of:

Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste

Trivero

Netafilm

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