Per realizzare una filiera del legno da energia si parte dalla produzione del legno nei boschi. Devono essere pianificate operazioni di gestione dei boschi, di coltivazione di cedui a turno brevissimo e siepi campestri e recupero residui di potatura. In un progetto di utilizzazione razionale di un bosco vanno inoltre considerate attentamente le problematiche seguenti: l’accessibilità del bosco e in particolare la pendenza e la viabilità, le specie presenti e il tipo di governo, il tipo di proprietà. Per organizzare un progetto di filiera locale è preferibile fare riferimento al minore numero di proprietari.

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La filiera del legno da energia deve essere possibilmente locale, per economizzare sui costi di trasporto del legno; le distanze di approvvigionamento devono rimanere entro 30-40 chilometri. Dato il basso contenuto energetico del legno cippato per unità di volume, il trasporto è un punto particolarmente delicato. Risulta quindi necessaria un attenta organizzazione dei trasporti che preveda un dimensionamento accurato dei mezzi e delle tecniche di trasporto al fine di minimizzare il costo per unità di energia.

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Un processo di combustione ideale prevede la conversione del carbonio organico in anidride carbonica ed acqua, producendo energia termica che viene convenientemente sfruttata tal quale o convertita in altre forme. Nel processo di combustione reale vengono prodotti diversi inquinanti atmosferici: l’anidride carbonica (la cui quantità emessa risulta essere pari a quella assorbita dalle piante), il monossido di carbonio, gli ossidi di zolfo e di azoto, i composti organici volatili, polveri, ammoniaca ed acido cloridrico. Gli ossidi di zolfo e di azoto, hanno effetti tossici sull’uomo e l’ambiente sono causa di deposizioni acide e precursori di particolato secondario; inoltre, il biossido di azoto (NO2) è una delle cause dello smog fotochimico; infine, il protossido di azoto (N2O) è un noto gas climalterante. Tra i numerosi composti organici volatili emessi da una combustione, molti sono tossici in quanto tali (benzene, toluene, xileni, aldeidi ecc).

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I principali inquinanti emessi dalla combustione di biomassa sono le polveri, il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e di zolfo ed i composti organici volatili. Il controllo delle emissioni, ovvero le misure, gli strumenti e le tecnologie che permettono di ridurre l’emissione di tali inquinanti in atmosfera, può essere di tipo primario o secondario. I due tipi di controllo non si escludono a vicenda ma sono anzi complementari.
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Nei fumi che si producono con la combustione del legno sono presenti numerose sostanze tossiche e cancerogene: benzene, formaldeide, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), diossine, polveri fini e ultrafini. Tutte le attuali ricerche segnalano che l’esposizione a fumo di legna prodotto da impianti di riscaldamento domestico è associata a effetti sanitari all’apparato respiratorio, del tutto simili a quelli prodotti dall’inalazione di particelle prodotte dalla combustione di combustibili fossili. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che particelle prodotte da combustione incompleta possano essere più tossiche di quelle formate con combustion di alta efficienza. L’esposizione ai fumi da legna ha diversi effetti sulla salute umana, quali diminuita funzionalità polmonare, ridotta resistenza alle infezioni, aumento dell’incidenza e severità di asma ed effetti cancerogeni. Infatti, nel 2010 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato come possibile cancerogeno per l’uomo le emissioni dalla combustione domestica di biocombustibili, in particolare la legna.
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La combustione delle biomasse legnose è un elemento importante nella strategia di sviluppo sostenibile della società, e, ovviamente, la sua implementazione ha un impatto significativo sulla società rurale. Le zone rurali della maggior parte dei paesi europei soffrono di stagnazione e marginalizzazione economica, che spesso porta allo spopolamento delle comunità rurali. Lo sviluppo e l’ utilizzo delle moderne techniche di combustione del legno, sperimentate in questo progetto, hanno la potenzialità di compensare almeno in parte questo impoverimento socio-economico e culturale, creando nuove opportunità di reddito nelle comunità decentrate. Il collegamento tra l’estrazione del legno e la produzione di biocarburanti può creare nuovi mercati per i prodotti forestali e può quindi fornire maggiori opportunità di controllo del territorio boschivo per soddisfare sia gli obiettivi ambientali che di gestione economica. Inoltre attraverso l’implementazione della filera del legno si sviluppano nuovi lavori direttamente dalla produzione, progettazione, installazione, manutenzione e commercializzazione di prodotti di energia rinnovabile. I salari e gli stipendi generati da questi nuovi posti di lavoro forniscono un reddito supplementare per l’economia locale incrementando anche le entrate fiscali a livello locale.
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